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In questi giorni si sta consumando l’ennesimo spettacolo indecente messo in campo dalla politica del Governo regionale per fare carta straccia delle regole di trasparenza ed equità che devono ispirare il buon andamento della Pubblica Amministrazione. Allo scadere dei contratti dei Dirigenti Generali (che coincide con la scadenza forzata di questa quarta esperienza del governo Lombardo), si assiste ancora una volta allo squallido mercato della politica (quella con la p minuscola, ovviamente) che pretende di risolvere le beghe fra i partiti spartendo poltrone a chi recalcitra e grida di più. Questo è stato il leitmotiv di questi ultimi anni che ha visto avvicendarsi ai vertici dell’amministrazione regionale per ben cinque volte i dirigenti generali, senza garantire un minimo di continuità amministrativa ed in spregio ai criteri di merito che hanno lasciato il passo a quelli dell’appartenenza politica. Che dire della norma per la quale i dirigenti generali sono nominati su proposta degli assessori al ramo quando, invece, è sempre stato solo e soltanto il Presidente della Regione a decidere, alcune volte ancora prima della nomina stessa degli assessori, per accontentare questo o quel partito? Che dire del fatto che i contratti devono avere una durata minima di due anni e massima di sette mentre alla Regione ormai i dirigenti cambiano ogni sei mesi e le nomine, persino quelle delle U.O.B., vengono decise dalla politica? Che dire ancora della natura e delle caratteristiche dei programmi da realizzare, delle attitudini e della capacità professionale del singolo dirigente, dell'attività svolta quali criteri previsti dalla legge per attribuire gli incarichi che, quasi sempre, sono stati sacrificati sull’altare delle scelte politiche? E di contro è strano sentir parlare in questi giorni della possibilità che dirigenti generali che hanno operato con competenza e determinazione in settori cardine dell’amministrazione (la Funzione Pubblica è un esempio per tutti) rischino di lasciare il posto facendo perdere ancora una volta quel bagaglio di esperienza e professionalità che era stato portato in quell’ambito, mentre altri che meriterebbero il ben servito restano saldamente attaccati alla poltrona. È facile prevedere che continueremo ad assistere, tra l’altro, ad incarichi assegnati ad interim, in attesa di sistemare le caselle dei giochi politici, a dirigenti esonerati per i quali verranno creati appositi uffici speciali per non scontentare nessuno e nel frattempo l’amministrazione regionale, con l’ennesimo cambio di vertice sia politico che amministrativo, andrà a carte quarantotto.
Queste Segreterie regionali dicono basta a questo modo di gestire la politica e l’amministrazione e sono pronte tutte insieme a mettere in campo a partire da gennaio una mobilitazione generale dei lavoratori della Regione Siciliana, sia del Comparto che della Dirigenza, per costringere la politica di governo a cambiare direzione e a riportare legalità e trasparenza dentro i palazzi della Regione.
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